martedì 24 giugno 2008

al buen corazon



Mi ero appena liberata da una serie di meme e zacchete, eccone un altro subito!! Ma come farò... dopo un anno e mezzo di blog credo di aver capito che i meme non mi piacciono granché... però me l'ha passato Stella, quindi adempio. ....sperando sia l'ultimo! :-))

Un colore: il bianco è un colore? Ma nel tempo mi piace sempre più il celeste, il verde marino
Un numero: 10, come i civici delle mie tre case milanesi dove sono vissuta in questi 18 anni (la quarta era un sei, ma c'è sempre l'eccezione alla perfezione)
Un libro: Follia, di Patrick Mc Grath. I suoi successivi libri non mi sono piaciuti altrettanto
Un film: L'insostenibile leggerezza dell'essere, visto almeno sei volte. E là il sei ricorre spesso. Ma venendo più vicini nel tempo I segreti di Brokeback Mountain
Una pietanza: pizza (se I tigli di San Bonifacio o Pizzarium a Roma molto meglio)
Un dessert: mi viene difficilissimo qui scegliere, perchè in fondo non ne ho uno preferito. Forse la fregolota. Ma forse il gelato, quello di Grom al caramello e sale di cervia, o al marron glacé di quest'inverno
Un posto: quello che ancora non ho né visto né vissuto
Un momento del giorno: quando il sole estivo scende dietro il Pirellone e ceno sul mio balcone dall'arietta fresca con Cri e chiacchieriamo tanto
Blogs, chat, forum: blog, ovvio
Un punto di riferimento attuale: per me mia mamma, la Giuly
Un punto di riferimento storico: Giovanna D'Arco
Un punto di riferimento di fantasia: Ratatouille!! :-)
Una canzone: Sorella mia, Sergio Cammariere
Progetti immediati: un gran casino il 2008. Troppi progetti, difficili da realizzare. Per ora magari una vacanza
Sei felice?: la felicità è di pochi e brevi istanti. L'ho avvertita, a tratti. Sono serena, meno di un tempo, ma ottimista
Osi dire la tua età?: 36 compiuti, ma a fine anno son 37. E' già ora di mettere la testa in disordine di nuovo?

martedì 17 giugno 2008

un classico di sempre: semifreddo al caffé



Vogliate perdonare se da qui in avanti ogni tanto posterò delle ricette più semplici, più classiche. Lo faccio per Lisa, mia sorella, e Simone, il suo ragazzo, che fa la spesa e si adopera per accogliere gli amici. Da poco vivono in una casetta nuova, con una cucina nuova, e Lisa, che al contrario di me mangia poco e cucina poco ed è magra e fa spinning ed è ginnica, ha deciso di migliorarsi in cucina. Quindi, dopo la panna cotta e la cheese cake, adesso credo che potrà cimentarsi anche in questo semifreddo. :-) Poi fammi sapere se viene, eh? In questo mio dolce, la fa da padrona lo stampino della Silikomart che, da solo, conferisce tutta la bellezza del semifreddo. Ma potete anche farlo in uno stampo da plum cake.

300 g di panna fresca
3 tuorli d'uovo a temperatura ambiente
3 cucchiai di zucchero
2 tazzine di caffé amaro e intenso
cacao se desiderate

Prima cosa fate il caffé e fatelo raffreddare. Montate la panna e tenetela in frigo. Montate i tuorli con lo zucchero fino a farli diventare chiari e spumosi. Aggiungetevi il caffé freddo e la panna montata. Mescolate il tutto con delicatezza, con movimenti dal basso verso l'alto. Bagnate uno stampino in silicone d'acqua fredda (oppure rivestite uno stampino da plum cake di pellicola) e versateci il composto. Mettete in freezer per almeno sei ore. Sformate delicatamente e servite o con del cacao, o con del cioccolato fuso caldo. Potete anche metterci dei chicchi di caffé ricoperti di cioccolato dentro. Così fa croc.

E questo qua sotto è come si presentava il cielo oggi a Milano, attorno alle 17.......... ma domani il meteo dice sole!!!! e io sono fiduciosa. E W l'Italia che stasera ha passato il turno agli Europei!!!!!

lunedì 16 giugno 2008

sorbetto al cetriolo



Oggi tax day? E per me la liberazione.. o quasi del tutto. Piove ancora, ma non importa. Con venerdì una parte di me s'è rilassata e così serviva festeggiare, no? Quindi, in vista di questa stagione che diventerà calda dal 20 giugno (dicono), in cui finalmente potrò mettermi i miei sandali violetti (speriamo), e portare fuori sul balcone di 1mx1m il tavolino di 45cmx45cm (chissà!), ho preparato un sorbetto. Esperimento, visto che la ricetta un po' scopiazzata da un Elle à table di qualche tempo fa è stata quasi interamente riadattata (ma voi, le ricette sulle riviste, le trovate sempre giuste? a me spesso pare che non abbiano molto senso... se tra gli ingredienti dice un mini concombre, e poi invece usate i 500 g de pulpe de concombre, mi chiedo come potesse essere mini quel cetriolo... che io ne ho usato uno non esattamente mini, ed erano solo 140 g di polpa!). Ad ogni modo, con le mie dosi, il sorbetto mi ha dato grande soddisfazione.

140-150 g di polpa di cetriolo
qualche fogliolina di nepitella (o menta)
mezzo limone
180 ml di acqua
90 di zucchero

Lavate bene un cetriolo e privatelo parzialmente della buccia verde (io ne ho lasciato solo alcune parti, per avere l'effetto un po' più verde). Riducetelo a pezzettini, usando magari la grattugia con le lame più larghe. Con un rigalimoni tagliate la buccia di mezzo limone, poi spremetene il succo. Portate a bollore l'acqua con lo zucchero, le scorze e il succo del limone. Spegnete e fate intiepidire. Nel frattempo tagliate le foglioline di nepitella, ben lavate, aggiungetele al cetriolo sminuzzato e, da ultimo, versateci lo sciroppo di zucchero. Se avete la sorbettiera, potete fare a questo punto il sorbetto. Se non l'avete, come me, mescolate bene gli ingredienti, poi versate il tutto in un contenitore di plastica, un tupperware per esempio. Ponete in freezer e di tanto in tanto, con una forchetta, raschiate il composto. Otterrete così un sorbetto freschissimo. Il sapore ricorda lontanamente il cetriolo, la nepitella col limone prevalgono, e lo rendono frizzante. Idee per servirlo? Da solo l'ho assaggiato e mi è parso ottimo come digestivo, ma potete anche accompagnarlo a delle fragole a pezzettini, oppure a un'insalatina di pomodori e feta, o con del pesce crudo? O un tonno scottato?

domenica 15 giugno 2008

gran recupero

Lo so, sono assente, non riesco a fare nulla e un po' mi sono impigrita. Ma devo recuperare tutte le onorificienze che mi avete assegnato, e per le quali vi ho ringraziato sui vostri blog, ma di cui non ho fatto cenno mai qui. Devo anche ringraziare delle persone da un po', persone a cui erano piaciute le mie ricette e il mio blog. Io mi vergogno sempre un po', per quello raramente ne faccio cenno, ma è assolutamente giusto dar loro merito. Il loro è un lavoro, il mio un hobby. Ora recupero. Credo di avere anche un paio di meme indietro, no? Anzi tre.
Inizio subito con la pubblicazione di due mie ricette su Spray, un periodico catanese tutto al femminile, che ha come obiettivo quello di rappresentare la città nel modo più dinamico. Essendo stata a Catania, ed avendola amata molto, devo dire che è stato solo un piacere. Quando l'articolo è stato pubblicato, mi sono scaricata tutto il pdf della rivista, e sono stata sorpresa per la vivacità della stessa. Cliccando sulla foto qui a fianco, potete collegarvi all'area press di Spray dove potete trovare il numero 2 aprile-maggio del magazine. Chiaramente è uscito anche quello nuovo, adesso, scaricateli, sono davvero carini!!
Quanto alle pagine a me riservate... eccole qui sotto. :-)

Poi, devo ringraziare Cocò, carissima amica del profondo Sud, che mi ha assegnato ancora all'inizio di aprile il premio Foca da tutelare. Ogni tanto ci mandiamo qualche mail, e mi fa così piacere. Condividiamo anche una professione per certi tratti vicina, e faticosa.




Ringrazio poi Lenny e Pip, per il premio Excellent! Lenny ha scritto eccellente professionalità in cucina... :-)) ma nooo, la mia è solo una passione, a tratti rallentata anche. Però mi piace scrivere, questo sì, e spero di tornare a postare presto.



Poi ho un meme vecchio come il cucù, no? Stella me l'aveva passato, quello delle sei cose che amo dire o fare... ci provo, non sarò originalissima, ho letto in giro i vostri tratti distintivi e spesso mi ci ritrovo.

La folla. Amo stare in mezzo alla gente, tutta, conoscerla, capirla, confrontarmi. Poi eventualmente scelgo, ma non sono quasi mai prevenuta. Mi piace andare d'accordo con le persone, sono sempre sincera, ma questo non vuol dire che dica sempre ciò che penso, non credo sia sempre sempre necessario, soprattutto quando si conoscono poco poco le persone, si rischia di diventare invadenti. Però dire la verità diventa obbligatorio man mano che le persone diventano amici sinceri.

La solitudine e la casa. Amo stare nella mia casa, sudata casa. Amo il sole che entra tutto il giorno, senza riserve, e che mi secca le piante. Ma senza sole non potrei più stare. E quest'anno sta piovendo troppo. Ok per l'agricoltura, per l'inquinamento, perché così evito di bagnare le piante, ma basta, voglio il sole, il caldo! Vero che siete d'accordo con me?

I viaggi. Amo partire, e questo mi manca molto, perché non lo faccio spesso. Se mi dicono andiamo?, io vado, anche senza sapere dove. Portatemi via, e ci verrò. Forse a fine giugno andrò un fine settimana nel sud della Francia, sempre bella, sempre mia.

La cucina. Amo cucinare, ovviamente, mi pare di riappropriarmi di quella parte di creatività che credo di aver perduto un po'. Ma di più mi piace imparare a cucinare da chi ne sa molto più di me.La curiosità. Amo curiosare in giro, mai sazia, sbircio tutto. La conoscenza, ecco, quella mi piace, e credo di averne poca proprio.

Ho un altro meme, Giovanna sui 7 segreti e le 5 foto.... questo è lungo, troppo, le 5 foto adesso non le saprei dove cercare, e quanto ai 7 segreti, vi posso assicurare che non credo di averne. Forse uno, che non rivelerò mai a nessuno al mondo, tanto è schifoso e fa schifo a me se ci penso. :-) Nulla di grave, solo una cosa che denota che non sono così lady come potrei apparire. :-)

Ultimo, il meme sulla musica...argh! :-) Vi dirò, io non ascolto molta musica, a dispetto di Simona, che mi cazzia sempre, ma ormai ha perso le speranze pure lei. L'unica musica che ascolto è un po' di pianoforte quando lavoro, e un cicinin di radio alla mattina. Se dovessi stilare la mia personale classifica, lo farei in base ai ricordi che la musica mi dà, quindi dico:

Sorella mia, Sergio Cammariere, Salirò, Daniele Silvestri, Giovanni Allevi, Una furtiva lacrima, Biagio Antonacci, Quanto tempo e ancora (questa mi piace, ma forse solo perché ho un ricordo fortissimo attaccato a questa canzone).

mercoledì 14 maggio 2008

le nastrine all'avena (ancora pane? hihihi)



Non è vero che "basta pane giurin giuretto"... alla fine ci risiamo. Il fatto è che non ho tempo per preparare cose diverse la sera, e il pane mi consente di dilazionare i tempi di lievitazione e cottura. Questo però è un po' diverso, va bene da solo sì, col formaggio a mio avviso è ottimo, ma la ricetta originale lo prevedeva per la colazione. Tant'è vero che chiama questi panini nastrine (e nel nostro immaginario collettivo, le nastrine son dolci). Io le ho fatte, congelate e a colazione me ne tiro fuori una e la puccio nel latte! Il latte col pane è un retaggio della nostra infanzia e ancor più dei nostri nonni. Da piccola mi piaceva tantissimo, mi facevo certe scodelle di latte col pane dopo le due ore di pallavolo! La prossima volta però, farò le nastrine senza quel cubetto intero di lievito, ma col poolish, che preferisco. Mal sopporto oramai questi impasti con 25 g di lievito sapendo che, solo con una notte di lievitazione, se ne possono usare solo 1,5 g.

340 g di farina integrale
160 g di farina 00
240 ml acqua
25 g lievito
10 g malto
16 g sale
150 g fiocchi avena
80 g uvetta
fiocchi d'avena, semi di lino e sesamo per decorare

Impastate le farine con il malto e il lievito, aggiungendo l'acqua man mano. A metà impasto aggiungete il sale (che non dovrebbe venire in contato mai con il lievito). Formate una palla e lasciatela riposare per circa un'ora (dovrebbe raddoppiare). Poi rimpastatela lievemente aggiungendoci i fiocchi d'avena. Formate le nastrine ricavando prima dei rettangoli di circa 10-12 cm per 5 cm, e poi ripiegandoli su loro stessi nel centro. Spennellateli con un po' d'acqua e decorateli con il misto di semi di lino, avena e sesamo. lasciate riposare ancora un'oretta. Infornate poi a 200 gradi con vapore (aggiungendo una pirofila d'acqua in forno).

giovedì 8 maggio 2008

sì, lo so, ancora pane, poi basta, giurin giuretto



Il 25 aprile ero a Milano, e Milano era vuota, e tutto, tranne poche eccezioni, era chiuso. Io lavoravo, però con calma. La mattina alle 8.30 abbiamo cercato un posticino per la colazione (in verità eravamo andati sparati verso un posto ben identificato, ma era chiuso, e ve ne parlerò un'altra volta se avrò modo di andarci :-)), perché qualche volta ci piace far colazione in barettini carini, dove ci si siede un attimo e si scopre qualcosa di nuovo. Però, giustappunto, quasi tutto chiuso... finché in corso San Gottardo ci siamo imbattuti in una bäkerei altoatesina, Delicatessen. Conoscevo quella in Piazza Santa Maria Beltrade, dietro il Duomo, a Milano, ma non questa (che poi però è la stessa). Al di là della colazione, che non è luogo da colazione a mio parere, è interessante perché vende molti prodotti davvero altoatesini. Bellissimi pani pieni di semini, bretzel, torte linzer, canederli, formaggi, speck, la marmellata coi mirtilli rossi che mi era stata regalata proprio da un viaggio a Campo Tures... e la farina di segale Rieper. Potevo non comparla? Potevo non tentare il pane di segale con semi di finocchio che adoro? Non potevo. E così, eccole qua, le mie ciabattine di segale e semi di finocchio. Lunga la preparazione, ma ne vale la pena.

per la biga

800g di farina
200 g di farina di segale
10 g di lievito fresco
4,4 dl d'acqua

poi
100 g di farina di segale
2 g di lievito
5 g di malto
3,3 dl d'acqua
22 g di sale
6 g di semi di finocchio

Preparate la biga impastando per circa 20 minuti le farine con l'acqua dove avrete fatto sciogliere il lievito. Mettete a riposo per circa 20 ore in un luogo fresco (frigo va bene).
Pronta la biga, impastatela con 100 g di farina di segale, i 2 grammi di lievito, il malto e metà dei 3,3 dl d'acqua. Lavorate la pasta per circa 20 minuti, poi aggiungeteci l'acqua, il sale e i semi di finocchio. Lavorate ancora un po', e fate riposare ancora per circa 40 minuti in un contenitore oliato. Poi date la forma di ciabatte non troppo grosse al pane, e fate riposare coperti da un panno umido un'altra mezz'oretta. Infornate a 220 gradi avendo l'accortezza di mettere una ciotolina d'acqua in forno (se non avete quello a vapore).


Delicatessen
Corso San Gottardo 8
Piazza S. Maria Beltrade 2
Milano

mercoledì 7 maggio 2008

ma la ricetta qual è?



E' la brama della ricerca del tempo che mi opprime, quelle ore che si susseguono via via più dense e appiccicose alla volta di desideri che solo quando non li puoi realizzare li senti così pregni e lontani.
E' nel biciclettare verso casa alle nove di sera che nella mente tutto si confonde e dispiega, malinconica, e raccoglie briciole di numeri disordinati che spiaggiano, man mano la strada si avvicina all'uscio, verso una pacatezza apparente.
E' nel ripiegare le membra stanche, e in loro una testa distratta, che non mi riesce di ricordare dove ho trovato la ricetta di questo budino.
Potrebbe essere un biancomangiare, rammento solo che non era granché buono. C'erano delle mandorle, lasciate in infusione nel latte 12 ore, e strizzate come dovrebbe essere il mio cervello ora, ma poi... il sapore non era di mandorle. Solo era venuto con questa forma garbata e deliziosa, grazie agli stampini della Silikomart. * Certo il frutto della passione è rintracciabilissimo.
Ce l'avete una ricetta di un biancomangiare o di un budino buono, che sappia davvero di mandorle? Così rifaccio il tutto con questi stampini...

* sul sito Silikomart effettuando una spesa minima di 40 euro (spese di spedizione escluse) potrete ricevere in omaggio lo stampo Fiore Basso (SFT726, colore silver) della linea Royal.

venerdì 2 maggio 2008

semplicemente panini con erbette



Come vorrei essere anche io in una quattrogiornidivacanza, spaparanzata con la pancia all'aria e un libro al sapore del mare... c'è pure il sole, uffi, ma non mi è concesso. Il periodo dalle giornate lunghe fino alle 9 di sera e più, primaverile e quasi estivo, per me è solo più lavoro. A volte pesa. Quasi quasi mi tolgo le scarpe qui adesso in studio.. che tanto son sola e chi mi vede? :-)) Magre consolazioni... meno male quando vado a casa la sera faccio due passi nel mio orticello!!! :-)) Ci ho messo delle erbette quest'anno, i fiori vengono e vanno (poco pollice verde), almeno queste le uso per cucinare! Certo appare il fido rosmarino, e presto appariranno un basilico e una salvia, ma soprattutto vi campeggiano erbette insolite, e belle come il sole, che quando le annaffi la sera esalano un piacevole profumo di campagna. Cosa non ci si inventa in città, su un balcone di un mq, per stare meglio! Nelle fotine sotto, da sinistra a destra, la liquirizia, la nepitella, il timo, la pimpinella, il timo limone. Raccolte, lavate, asciugate, tritate fini e messe in un pane classico, che poi profumava di orto, di menta, di limone, di mediterraneo. Il pane è fatto con il poolish (250 g di farina manitoba, 250 g di acqua e lievito di birra fresco - 0,5% del peso della farina) e con lo stesso procedimento di questo pane qua. Le erbette le ho messe un po' dentro al pane, alla fine della lievitazione, quando ho dato la forma ai paninetti, e un po' le ho utilizzate per fare un burro alle erbe (ridurre il purro a pomata e aggiungerci un po' di erbette, sale e pepe), che ho aggiunto nella superficie dei panini, dentro a un taglio che avevo fatto. Qualche grano di fior di sale ed eccoli qua. Freschi e buoni. Ora lavoro sul serio però, eh! :-) Buon we lungo!

mercoledì 30 aprile 2008

esperimento: croissants au beurre



Che sia stata la fortuna del principiante non lo so, fatto è che questi miei primi croissant au beurre son venuti proprio bene. Tendo ad essere spesso critica nei miei confronti, ma questa volta, senza falsa modestia, posso dire che i croissants sono venuti buoni proprio. Le foto non rendono chissà che, non mi sono applicata molto, lo ammetto. Ma si vede che erano belli gonfietti lo stesso, no? E dentro, la pasta era quasi filante, come quelli veri! La ricetta viene direttamente da Les Brioches et viennoiseries di Christophe Felder. Quindi, se avete una giornata in cui state in casa, che avete tempo, che tra una rollìo di mattarello e una lievitazione il tempo vi passa svelto, magari facendo le pulizie, o telefonando a un'amica, guardando un film o chissà, facendo l'amore :-)), provateci. Non è difficile per nulla, solo un po' lunghetto. Con questa ricetta ne vengono circa 20.
La ricetta esatta prevede:

350 g di farina tipo 55 e 150 g di farina tipo 45 (o 500 g di farina tipo 55)*
60 g di zucchero
10 g di latte in polvere*
12 g di sale
100 g di burro a temperatura ambiente
25 g di lievito fresco
230 g di acqua fredda
250 g di burro pour tourer
1 uovo intero e un tuorlo per la doratura

Versate la farina, lo zucchero, il latte in polvere, il sale, il burro morbido e il lievito in un mixer. Azionate, e aggiungete l'acqua pian piano. Amalgamate per circa 5 minuti. La pasta dev'essere molto elastica e staccarsi dalle pareti facilmente. Con le mani dare alla pasta una forma rettangolare (vedi foto sotto) , avvolgere con la pellicola e riporre in frigo per circa due ore. Poco prima di estrarre dal frigo l'impasto, prendere il panetto di burro e appiattirlo con un mattarello, aiutandovi mettendolo tra due fogli di carta forno (foto in centro). Estrarre la pasta dal frigo, stenderla col mattarello (sarà abbastanza lunga) e posatevi il burro appiattito sulla metà della pasta (foto).

Ricoprite il burro con la metà di pasta, facendo in modo che il burro sia totalmente dentro ai bordi, e non esca (foto i basso a sin.). Come vedete dalla prima foto a sinistra qui sotto, il lato verso di voi e i due laterali sono quelli con la piega. Girate la pasta di un quarto e appiattitela a circa 6 mm di spessore col mattarello. Lavorate la pasta sempre nello stesso senso. Otterrete una striscia abbastanza lunga. Ora procedete così: piegate la parte inferiore di due terzi e la parte superiore di un terzo, cosicché i due bordi piegati si tocchino, aderendo bene, senza spazio vuoto. Piegate successivamente il rettangolo ottenuto in due. Lisciatela bene con le mani. Come vedete dalla foto in centro, la pasta deve avere, in sezione, 4 spessori. Riponete in frigo un'ora. Estraete dal frigo e sistematela con la piega a destra. Stendetela col mattarello a 6 mm di spessore, poi procedete a ripiegarla su se stessa per un terzo, e poi l'altro terzo sopra al precedente. Rimettete in frigo un'ora. Trascorso questo tempo, riprendete la pasta e stendetela col mattarello. Questa volta, invece di stenderla sempre nello stesso senso e avere un rettangolo, stendetela anche nell'altro senso, in modo da ottenere un quadrato, di circa 3-4 mm di spessore. Tagliate il quadrato in due e poi ricavatene dei triangoli, come nella foto qui sotto.


Arrotolate i triangoli su se stessi, partendo dalla base, e toccandoli delicatamente. La punta dei croissants deve stare sotto agli stessi, per evitare che si aprano durante la cottura. Appoggiateli sulla placca del forno con la carta forno e lasciateli così lievitare altre 2 ore, a una temperatura di circa 30 gradi, non di più (io li ho fatti lievitare poco più di un'ora, perché ho visto che il burro iniziava a fuoriuscire. D'estate, a mio avviso, possiamo farli lievitare a temperatura ambiente.) Devono raddoppiare di volume, come nella foto a destra qui sotto e nella prima a sin. più sotto ancora. Se osservate bene, si vede la sfogliatura.


Con delicatezza spennellate con l'uovo la superficie dei croissant e infornate a circa 180 gradi per 15 minuti. Devono dorare. Il risultato è quello che vedete nella foto qui sotto in centro e a destra.

*Mie modifiche: la farina che si trova in Francia da noi non è contraddistinta con i numeri. Ma 45 e 55 significa una farina di forza. Se usate la manitoba va benissimo. Io ho usato 200 di manitoba e il resto farina 00 normale. Il latte in polvere non l'ho messo, non l'avevo (e non ne comprendevo il senso. Poi l'ho chiesto a uno che se ne intende :-) e lui mi ha risposto in maniera esaustiva). Il resto ho seguito alla lettera, rispettando i tempi e cercando di stendere accuratamente la pasta. Il risultato è stato soddisfacente. Potete congelare i croissant una volta arrotolati, e prima di farli lievitare le ultime due ore. Oppure da cotti.

mercoledì 23 aprile 2008

la torta zucchina



Questa è la torta della mia mamma. Quella che le riesce sempre, perchè è l'unica per cui segue sempre la ricetta. Le altre le vengono sempre diseguali. La pastiera, tipo, che già fa a modo suo, è sempre diversa. Così come la crostata e la torta al limone. Però son sempre buone, o quasi, talvolta mette certi ingredienti che solo lei sa cosa siano. :-)
Dovete sapere che mia mamma, nonostante sappia che sia orgogliosa del mio bloggetto e ci scherzi un po' su, non è una grande fan de la cucina di Adina... a casa non mi fa cucinare quasi mai, così ho deciso che la lascio fare e non metto becco più. La vera Adina è lei in fondo! Quando l'ho chiamata al telefono per chiederle questa ricetta, s'è messa a ridere.
Vuoi la ricetta della torta zucchina?
La torta che?
La Zucchina! dice lei (e io ci metto una bella Z maiuscola, che la zucchina è la zucchina).
Ah... la chiami così?
Beh, è fatta con le zucchine. :-)
Non fa una grinza.
La ricetta che qui riporto è fatta con il cedro (lo dovevo finire dopo il risotto), ma la versione originale prevede limone e solo limone (l'ho provata anche col lime, buona pure con quello, ma non ditelo alla Giuly, che le ho modificato la ricetta).

200 g di zucchine (circa 2 piccole o una grande)
50 g di scorza grattugiata di cedro (o di un limone)
200 g di farina
200 g di zucchero
120 g di olio di oliva
2 uova
una bustina di lievito
zucchero a velo e il succo di un cedro (o di un limone)

Frullate bene la scorza del cedro con lo zucchero, aggiungetevi poi le zucchine crude e lavate. Frullate il tutto, ma non troppo, non deve diventare troppo liquido. In una ciotola sbattete le uova e uniteci pian piano il composto di zucchine e l'olio. Da ultimo incorporate la farina setacciata con il lievito e mescolate ben bene, il composto sarà verdino e cremoso. Infornate a forno caldo a 180° per circa 40 minuti. Poi arriva il tocco dello chef :-). La Giuly dice che fa una glassa trasparente con lo zucchero a velo e il succo del limone (nel mio caso cedro), ma va ad occhio. Sforna il dolce, lo fa raffreddare e poi fa dei buchini sulla torta che permettono alla glassa di penetrare all'interno, conferendo il sapore del limone. Io non ci ho fatto i buchini, lo ammetto, e la glassa era poca, giusto per dare un pizzico di sapore in più. Ma provateci, quella della mia mamma è migliore della mia!

martedì 22 aprile 2008

stordix!



Nulla di cui vantarsi. Era diventata una sfida ormai. I falafel!! Questo piatto fantastico della cucina araba e mediorientale. Due volte li ho fatti, prima di questa e due volte ho fallito. Leggevo ricette su ricette e mi dicevo che così difficile non doveva poi essere... in fondo, delle polpettine di ceci, pochissimi ingredienti... eppure, seguendo passo passo tutti gli step, mi sembrava che sì, le palline venissero, ma poi, appena messe nell'olio... puf, lo squagliume... Avevo tediato Stella e anche Simona, la mia débâcle sembrava senza rimedio. Dove sbagliavo, dove? Leggo e rileggo, finché non trovo un forum che raccomanda che i ceci NON devono essere cotti, assolutamente. Non devono, capito?? Ma, mi dico, e le ricette che ho letto finora? Le rileggo, e? Non vanno cotti i ceci, solo ammollati. Tutte le ricette lo dicevano. Pure Stella me l'aveva detto! Leggevo che non dovevano cuocere, ma ero convinta fosse scritto il contrario. Nella mia testa cotti andavano? E cotti li facevo... allo sbando!! Il terzo tentativo è andato a buon fine però!! :-)

400 g di ceci
1 cipolla tritata
1 mazzo di prezzemolo tritato
2 spicchi d'aglio
2 cucchiaini di cumino
1 cucchiaino di coriandolo (io non l'ho messo :-))
olio per friggere
pepe e sale
sesamo (facoltativo)

Lasciate in ammollo i ceci per 24 ore. Trasferiteli, CRUDI, nel frullatore con la cipolla, l'aglio, il prezzemolo, (i semi di coriandolo), il cumino, un pizzico di pepe e il sale. Frullate fino ad ottenere un impasto non troppo fine ma omogeneo. Lasciate riposare in frigo per 1 ora. Con il composto formate delle polpette piccole o medie, passatele nei semi di sesamo, e friggetele nell'olio bollente, girandole dolcemente. Se avete difficoltà a formare le palline, potete aggiungere uno o due cucchiai di farina. L'impasto non dovrebbe sgranarsi nel fare le palline.

domenica 20 aprile 2008

là dove c'erano le fabbriche



Sono sempre stata attratta dalle fabbriche, dalle aree dismesse delle grandi aziende che sono state dei simboli per la nostra economia. Da quelle costruzioni bellissime ed imponenti, dove le mille finestre che nascondevano e nascondono il mondo operaio si susseguono parallele, lineari, senza indugio e senza un fiore, dal cemento e dalle ciminiere di mattoncini rossi. Avrei voluto viverle, capirle, essere in quei tempi. E a Milano di aree così ve ne sono parecchie. Una Milano in bianco e nero, come tante fotografie di Mario De Biasi. L'urbanistica ottocentesca del centro man mano che si esce dalla città, ma senza crearne una ferita precisa, lascia il posto a un'edilizia industrale di grande valore architettonico. La storia di Milano mi incuriosisce come se io fossi nata qua, forse per questo ne conosco le vie, i luoghi, il volto, la giro, la vivo, mi appartiene.



Il Salone del Mobile con il suo Fuorisalone rende Milano viva. Maia, un'amica di Roma che non veniva qui da qualche anno, l'altro giorno mi ha detto che Milano le è sembrata molto europea. Io che ci abito, e che qualche città europea la conosco, non mi dà quotidianemente questa impressione, dal di dentro. Ma sabato mattina zona Tortona, il cuore della Milano post moderna, delle fabbriche restaurate e ristrutturate e trasformate e genio pulsante che fa vibrare tutta quell'economia che va dalla moda al design era bella più che mai. In questi giorni sembra davvero un'altra città, o forse, una città che si sta risvegliando. Mi è sembrata vivacissima, il sole che la graziava dopo giorni di pioggia. C'era tanta gente che passeggiava curiosa, pavoneggiandosi anche, atteggiandosi e scodinzolando in quello che è probabilmente l'unico sito italiano con una così grande concentrazione di aziende moda e design e arte e cultura.



Spesso paragonate alla crescita di Soho a Londra e di Soho e Chelsea a New York, in queste vie gli spazi industriali sono stati rivalutati e positivamente sfruttati, un legame con il passato più vicino, dopo un'età di sonnolenza. Se il Salone del Mobile fa deviare l'attenzione sugli oggetti per chi è del settore, il Fuorisalone concede il privilegio a tutti di scoprire lo spazio aperto, le vie Savona e Tortona e Voghera e Bugatti e Bergognone, un (ex) mondo industriale che ha visto gli operai dell'elettrica Ansaldo, delle Poste, delle acciaierie Riva-Calzoni, della General Electric, della Nestlé. E questo è un bene. Per me è stato un grande piacere entrare e scoprire questo nuovo mondo, al di là di quello che in questi immensi loft era contenuto. Acciaio, finestre immense su giardini in ghiaino, con sedie a sdraio d'altri tempi, e gelsomini e siepi, a contenere e separare. Colori vivi contrapposti al cemento, al cromato, ai mattoncini.

E per restare nel tema di questo blog, non poteva mancare un piccolo appuntamento culinario. Tanti ve ne sono stati di showcooking, come li chiamano quelli che parlano bene, con Moreno Cedroni, Filippo La Mantia, Rico Guarnieri, ecc... io ho scelto Csaba Dalla Zorza, alla Whirlpool, in collaborazione con Kitchen Aid. Csaba, "nome ungherese maschile, perché al padre veneziano piaceva così", ha fondato la casa editrice Luxury Books . Un passato di tutto rispetto, quello che tutti noi vorremmo, trasformare una passione in qualcosa di concreto. Come lei, scuola al Cordon Bleu a Parigi, "peggio che fare il militare", e poi la casa editrice, i libri, i corsi di cucina, "passo il mio tempo a testare le ricette per i libri, vado a letto pensando a cosa cucinerò il giorno dopo". Ed è brava davvero nella sua eleganza e finezza parigina.



Sabato ha donato delle ricette semplici: bacon e uova strapazzate del collega australiano Bill Granger, che ci mette un cucchiaio di panna ogni uovo utilizzato, "così diventano morbide e l'apporto calorico resta minimo", dei muffin ai lamponi con farina integrale, uno smoothie ai frutti di bosco e delle focaccine. Dal 23 aprile andrà in onda, per coloro che hanno Sky, ogni mercoledì alle 20.05 e ogni venerdì alle 23.

martedì 15 aprile 2008

il mio risotto con cedro e pistacchi


Ci sono ricascata, son tornata al D'O. Non ci spreco (?) altre parole, ma vi regalo qualche fotina fatta. In compenso, altra ispirazione per altro risotto, davvero delicato, di quelli che non stufano. La ricetta è come l'ho fatto io ma, nella sua semplicità, potete adattarlo come volete.

250 g di riso carnaroli
la buccia di un quarto di cedro
40 g di pistacchi
2 cucchiai di pesto di pistacchi
1 scalogno
brodo vegetale
1 cucchiaio di parmigiano
1 noce di burro


Preparate la buccia del cedro grattugiata e i pistacchi, precedentemente tostati un po', tritati fini. Fate tostare il riso in una pentola antiaderente, senza grassi aggiunti, per circa cinque minuti. Versateci pian piano il brodo. A metà cottura del riso, aggiungetevi lo scalogno tritato finissimo, un cucchiaio di succo di cedro e metà del cedro grattugiato. A fine cottura, versateci la restante buccia, spegnete e mantecate col parmigiano e il burro. Decorate con la polvere e il pesto di pistacchi.*



* io avevo un vasetto di pesto di pistacchi preso a Roma, da Castroni, ma volendo lo potete fare seguendo questa ricetta qui.




....passando da San Pietro all'Olmo, sabato a pranzo, quasi un anno dopo, sempre il D'O, sempre magnifico. Ma le vedete questa quenelle e la palletta così belle e lucide dai colori vivissimi sopra ai dessert? Erano dei sorbetti, ma così buoni!! L'uno di mango, sopra a una mousse Ivoire (cioccolato bianco), l'altro di vino. E belli, precisi, decisi!

venerdì 4 aprile 2008

esotico esotico, ma du puntarelle con la mollicata...



Dopo tutti gli esperimenti esotici che ho provato nei giorni scorsi (qui ne ho pubblicati solo un paio, ma ho fatto anche i noodles, il pollo con le mandorle, gli spaghetti di riso con verdure e senza... e ho anche in mente altre cose a dire il vero), prendo una pausa, perché ogni tanto un bel piatto di pasta ci sta solo bene. Le puntarelle le adoro! Le ho sempre mangiate crude, e così ho provato a farle cotte. Si potrà? Non lo so se esiste, o se qualcuno mi insulterà per aver ammazzato un'erba (?) così croccante. Ma ci ho provato, ed erano molto buone. Le ho cotte però nel wok, rispettando un po' la loro freschezza, con un po' di olio, qualche acciuga e un paio di spicchi d'aglio. E le ho servite con questa fantastica mollicata, rubata in un libro di Ciccio Sultano.

garganelli
puntarelle
2 acciughe
aglio, sale, olio extravergine di oliva

per la mollicata siciliana o muddica atturrata

200 g di pangrattato
6 cl di olio extravergine
30 g di cipolla
1 spicchio d'aglio
20 capperi
3 olive verdi (io ho usato le nere)
1 acciuga (io non l'ho messa)
2 pomodori ciliegini

Tritate tutti gli ingredienti senza il pane e farli rosolare nella padella con metà olio (i pomodori per ultimi, quando tutto è appassito). Lasciate asciugare, unite il pangrattato, regolate eventualmente di sale, versate il restante olio e mescolate. Per la tostata, continuate a mescolare su fiamma media fino ad ottenere una doratura uniforme con l'olio completamente assorbito. Fate attenzione a non bruciarla.

Cuocete la pasta al dente dente, poi versatela nel wok dove avete cotto le puntarelle e saltatela qualche istante. Servite con una spruzzata di mollicata. Buon we gente!!

giovedì 3 aprile 2008

riso rosso con pollo al sesamo

Sempre perché mi è venuta un po' la mania di sapori diversi. L'ispirazione è venuta da delle magnifiche mazzancolle al sesamo preparate da Anna qualche sera fa. Io qui non ho fatto grandi cose. Il riso è uno splendido riso rosso semi integrale del vercellese, Ermes si chiama (nasce dall'incrocio tra il riso Venere, a granello medio e pericarpo nero, ed un riso di tipo indica, a granello lungo e stretto e pericarpo bianco), che necessita di lunga cottura, e i semi di sesamo e di senape hanno conferito buon sapore e croccantezza, diverso dal mio solito. Un piatto diverso dal mio solito.

per due

mezzo petto di pollo
180 g di riso rosso
1/4 di cipolla rossa
1 cucchiaio di sesamo nero
1 cucchiaio di senape bionda in grani
1 cucchiaio di miele
olio, aglio, sale e pepe

Mettete a bollire il riso in acqua salata, per circa 50 minuti. Nel frattempo, iniziate a preparare il pollo. Fate rosolare le cipolle tagliate a fettine sottilissime in un filo d'olio. Tagliate a listarelle il pollo e aggiungetelo alle cipolle. Salate e pepate. Fate cuocere, sempre mescolando. A metà cottura, aggiungete un cucchiaio di miele, mescolando sempre finché si è sciolto e successivamente il sesamo e i grandi di senape tostati. Finite la cottura. Scolate il riso, e ripassatelo per circa 10 minuti in un wok con un filo d'olio e due spicchi d'aglio. Preparate i piatti, adagiando il pollo sul riso.