mercoledì 6 giugno 2007

torta di zucchine e rosmarino


Non pensate alla semplicità di questa torta, l'idea era solo di provare il mio stampino rettangolare con fondo mobile. Ma pensate anche alla semplicità di questa torta salata alle zucchine (che in italiano fa un po' banale... com'è che i francesi nel chiamarla tarte aux courgettes ci mettono quel che di chic in più?) che rende molto, ed è svelta da preparare. Inoltre, la pasta brisée mi ha dato soddisfazione, era il giusto croccante.

per la pasta brisée
300 g di farina
120 g di burro
un cucchiaino di sale
acqua per legare

per il ripieno
2 zucchine grosse o 4 piccole
3 rametti di rosmarino
5-6 foglie di salvia
2 scalogni
2 uova
mezzo bicchiere di latte (o di panna)
olio, sale e pepe

Impastate gli ingredienti della pasta brisée con le mani (o in un mixer), tranne l'acqua, che aggiungerete poco per volta finché l'impasto avrà preso elasticità. Avvolgete nella pellicola e mettete in frigo mezz'oretta. Nel frattempo, rosolate lo scalogno tritato grossolanamente in un paio di cucchiai d'olio, con il rosmarino e la salvia spezzettati. Abbondate pure di rosmarino, se vi piace, trovo dia un buon profumo. Sale e pepe. Aggiungete infine le zucchine tagliate a rondelle fini e fate cuocere circa dieci minuti. Le zucchine devono restare croccanti. Imburrate uno stampino, infarinatelo, e stendeteci la pasta brisée, con cura. Versateci le zucchine a coprire l'intera teglia. A parte sbattete due uova con mezzo bicchiere di latte (se preferite di panna) e un pizzico di sale, e versatelo sulle zucchine in modo uniforme. Cuocete in forno a 180° per circa 30 minuti.

martedì 5 giugno 2007

qual è il tuo cibo perfetto?

Leggevo Bourdain, un classico ormai. Leggevo Il Cuoco perfetto, e lo rileggo a tratti, per gustare un po' di queste avventure in giro per il mondo di un cuoco che un giorno ha deciso di provare l'improvabile, di conoscere quello che nemmeno lui aveva mai visto, di mangiare cibi spaventosi, esotici, meravigliosi, alla ricerca del cibo perfetto.

Naturalmente sapevo che il cibo migliore del mondo, il cibo perfetto, molto di rado è il più sofisticato o il più costoso. Il contesto e il ricordo giocano un ruolo fondamentale nei pasti più eccelsi della nostra vita. Ammettiamolo: stai mangiando della semplice carne grigliata sul barbecue sotto una palma, avverti la sabbia fra le dita dei piedi, un samba in sottofondo e lo sciabordio delle onde che si spengono sulla spiaggia. Mentre una brezza leggera ti rinfresca la schiena, guardando dall'altra parte del tavolo, tra le bottiglie vuote di Red Stripes, cogli l'espressione sognante della tua compagna e ti rendi conto che in capo a mezz'ora farete l'amore fra le lenzuola candide e fresche dell'albergo. Quella coscia di pollo alla griglia acquisterà subito un sapore maledettamente migliore.

Così parlò Bourdain, e credo abbia ragione assoluta. Spontaneamente ho pensato a quale fosse stato il mio pasto perfetto, ed emotivamente due ricordi son balzati alla memoria. Stranamente appartengono entrambi a una vacanza tormentata ma importantissima nella mia vita, la Thailandia nel 2005: in uno eravamo 4 amici, trekking a Kanchanaburi, su una montagna di bambù, umidità senza pari, le liane intrecciate e lisce, il diluvio, la traversata del fiume aiutati da noi soli, e la sosta, finalmente, sotto un capanno. La natura intorno, la pace, la gioia, i piedi con le bolle stretti dallo scarponcino fradicio. A darci ristoro, solo uno spiedino di pollo caramellato e un bambù ripieno di riso pilaf. Ecco, il pasto perfetto in un contesto perfetto. L'altro? Qualche giorno dopo, dopo la tempesta, dopo il distacco. Ritrovare la pace, per breve tempo, in un'ambientazione da favola. isola di Ko Chang, un capanno per dormire con il bagno all'aria aperta, per 1 euro e cinquanta a notte. Grande barbecue sulla spiaggia per gli ospiti, il tavolo di legno bianco sulla sabbia, smussato dal mare, dal vento e dai monsoni, una candelina fioca, la semplicità assoluta: una fetta di barracuda per due, del riso bianco, una birra Singha. Era davvero tutto magnifico, in quel momento, anche la disperazione che avevo dentro. E poi abbiamo fatto l'amore.

E il tuo cibo perfetto, qual è stato?

domenica 3 giugno 2007

biscotti aglio ed erba cipollina


Domenica mattina, alle 8 occhi a palletta, tosse furibonda, non riesco più a riaddormentarmi. Tutti dormono ancora al paesello... almeno, mia mamma e Christian sono ancora nel mondo dei sogni. Decido di girarmi dall'altra parte e stare buona ancora un po', ma già sto pensando a come impiegare quelle formine nuove che ho preso da Medagliani venerdì. Vabbé, mi alzo, l'aria si è terribilmente riscaldata rispetto a sabato, mi scaldo del caffelatte e, nel mentre, nel canto degli uccellini, sfoglio un libro di ricette di mia mamma... questo è il risultato.

per circa 20 biscotti
100 g di farina
40 g di burro
1 cucchiaino di sale
1 uovo
un mazzetto di erba cipollina
1/2 spicchio d'aglio
due cucchiai di parmigiano grattugiato

Mescolate il burro fino a farlo diventare cremoso e aggiungervi l'erba cipollina e mezzo spicchio d'aglio tagliati fini. Procedete con la farina, l'uovo, il parmigiano e il sale. Con la pasta ottenuta fate una palla e lasciatela riposare in frigo per mezz'oretta. Nel frattempo accendete il forno a 180°. Estraete la pasta, appiattitela a circa mezzo centimetro col mattarello e ricavatene delle formine. Se volete spennellateli con il rosso d'uovo. Mettete in forno per circa 15 minuti.


venerdì 1 giugno 2007

risotto con asparagina e pasta di salame


L'asparagina si trova solo ad aprile e maggio e ultimamente l'avevo presa spesso. Mi piace molto il suo colore verde, il fatto che cuoce abbastanza rapidamente, che è sottile e rimane croccante. E si possono fare mille cose! Ieri ho improvvisato questo risotto.

ricetta per due
180 g di riso
150 g di asparagina
20 g di pasta di salame
2 scalogni
3 cucchiai di olio extravergine
sale e pepe
1 cucchiaio di parmigiano

Mondate l'asparagina, lavatela, tagliatene la parte di gambo più dura e affettatela, tenendo da parte le punte, che metterete a bollire in acqua salata. Scaldate l'olio in una pentola e fatevi appassire lo scalogno tritato. Aggiungetevi l'asparagina, la pasta di salame sgranata e cuocete per circa 10 minuti, rigirando. Versate il riso, fatelo tostare finché diventa lucido. Sfumate con il vino bianco. Mettete da parte le punte di asparagi e con l'acqua di cottura cuocete il riso. Se serve aggiungeteci qualche grano di sale grosso. Quando il riso è cotto, spegnete e mantecate con del parmigiano. Servite con le punte di asparagina sopra il riso.

giovedì 31 maggio 2007

MM03 spicy: muffin greci

Arrivo di corsa, ma arrivo. Mi piaceva l'idea di partecipare al mio primo raduno di blogger! :-) Ultimo giorno per l'MM03 Spicy create il vostro MUFFIN, indetto da Un tocco di Zenzero, ! La mia vita è perseguitata dalle scadenze, sul lavoro poi non ne parliamo, sempre con l'acqua alla gola! Uff... Quindi, ho imbastito qualcosa, tra le 21 e le 22 di questa sera... ecco, qualcosa. Profumatissimo il profumo, tenera la consistenza. Mi devo sbrigare a scrivere, son già le 23.12 e alle 24 scade tutto questo gioco! Come un bilancio oggi, come un'asta su ebay, scadeeeee... dai, svelta... Ho pensato a quello che avevo in frigo, in dispensa, nel mio orticello sul balcone e mi son venuti in mente dei muffin alla maniera dei greci... chissà, proviamo!




180 g di farina manitoba
3 uova
10 cl di latte
10 cl di olio
150 g di feta
6 olive nere
1 scalogno a fettine sottili
2 pomodorini sardi
un mazzetto di basilico, timo, origano
un pizzico di peperoncino
1 cucchiaino di lievito chimico
sale e pepe

Mettete in un mixer la farina manitoba, il lievito e azionate. Pian piano poi, aggiungetevi le uova, il latte, l'olio, il sale e il pepe. Da ultimo il mazzetto di aromi, il peperoncino, lo scalogno, le olive e la feta. Non devono amalgamarsi rompendosi questi ultimi ingredienti, qualche pezzetto si deve vedere. Imburrate e infarinate degli stampini e versateci un cucchiaio del composto. Inserite uno strato di fettine sottili di pomodori, e continuate col composto. Infornate a 180° per circa 15-20 minuti. Servite con dei cetrioli conditi con origano e olio extravergine.



mercoledì 30 maggio 2007

panna cotta con salsa di ciliegie


Allora (so che sta male iniziare con allora, però... è come se stessi parlando ad amici, no?), dicevamo giusto ieri che avrei postato la ricetta della panna cotta per Lisa, il mio amoruccio, e magari anche per lo zio Roby, così possono avere la ricetta sempre (nonostante l'abbia data loro molte volte!). Ed eccola qua, come promesso. Vista molte volte, sì, ma con un tocco di stagione: le ciliegie.

per la panna cotta
500 ml di panna fresca
250 ml di latte fresco
12 g di colla di pesce
100 g di zucchero
1 stecca di vaniglia

per la salsa di ciliegie
200 g di ciliegie
50 g di zucchero

Ammollate la colla di pesce in acqua fredda. A parte, fate giungere ad ebollizione, ma poi spegnete subito, la panna, il latte, lo zucchero e la stecca di vaniglia. Aggiungetevi la colla di pesce strizzata, mescolate fino a scioglimento completo. Bagnate uno stampo da plum cake con acqua fredda e versateci il liquido. Fate intiepidire e mettete in frigo per qualche ora.
La salsa: con un mixer ad immersione frullate le ciliegie precedentemente snocciolate, aggiungetevi lo zucchero e portate ad ebollizione con un filo d'acqua. Lasciate che la salsa si restringa, passatela poi al colino, e mettetela in frigo. Rovesciate la panna cotta su un piatto e servite con la salsa e qualche ciliegia.


giovedì 24 maggio 2007

uova in cocotte



In questi giorni ero a casa sola. Ammetto che mi son ri-goduta la mia casetta bianca per un momento, dopo molto tempo. Bella sensazione rivedermi in intimità le ombre della ringhiera liberty sul muro la sera, o la luna a metà dalla finestra del bagno nell'oscurità.
E, nel troppo lavoro, la sera non avevo le forze per cucinare. Così ho aperto il Cucchiaio d'argento, il primo libro di cucina che mi hanno regalato un sacco di anni fa e che non uso così tanto, e ho cercato un classico del single: le uova! Mica vado matta per le uova... però, magari, fatte in un modo diverso... e così ho dato vita alle cocotte. Avevo tutto (serviva poco nulla in verità) e, posso dire? Grande soddisfazione, persino la scarpetta ho fatto! Vi dò la ricetta per due.

2 uova
300 g di porri
15 g di burro
noce moscata
sale e pepe

Mondate i porri, tagliateli a fettine sottili e fateli appassire in un tegamino col burro a fuoco lento. Salate pepate e spolverizzate di noce moscata. Aggiungeteci un paio di cucchiai di acqua calda e coprite per circa 10 minuti. Devono diventare lucidi. Imburrate 2 cocotte e versateci i porri. Sgusciate un uovo per cocotte e mettete in forno caldo a 160° per 6 minuti. Estraete, coprite con un foglio di alluminio e rimettete in forno spento per altri 3 minuti. Togliete i fogli, salate se serve.

mercoledì 23 maggio 2007

budino al caffé con cioccolato e peperoncino


Dallo studio sull'agar agar ancora non completato (me ne manca di strada!) ne ho ricavato un budino al caffé. Questa ricetta l'ho inventata di sana pianta, ma il risultato era più che soddisfacente. Il sapore del caffé era intenso, ma non invasivo. Ed ha il vantaggio che si può fare un po' in anticipo.

per 2-3 budini
125 g di yogurt greco
125 g di ricotta
1 tazzina di caffé
150 ml di latte fresco
2 cucchiaini rasi di agar agar
2 g di colla di pesce
80 g di zucchero

per la colata
100 g di cioccolato fondente 60%
40 cl di panna
un pizzico di peperoncino in polvere

Mettete a sciogliere lo zucchero nel latte e portate a bollore. Aggiungeteci i due cucchiaini di agar agar, e continuate a mescolare per 2 minuti. Spegnete. Ammollate la colla di pesce in acqua fredda e aggiungetela al latte zuccherato. Versateci il caffé e fate intiepidire. Frullate la ricotta e lo yogurt greco. Versate il liquido di prima in questo composto di ricotta e yogurt e mescolate finché tutto sia ben amalgamato. Disponete negli stampini e mettete in frigo.
Per la finitura, fate sciogliere a bagnomaria il cioccolato fondente con la panna. Fate intiepidire e servite cospargendo di peperoncino in polvere.

martedì 22 maggio 2007

tonno, lime e olive arrostite con fagiolini


Riesco poco a cucinare in questi giorni, son strapiena di lavoro. Ma domenica ho fatto una cosa svelta, ma pur sempre saporita. Il tonno fresco, mia delizia.

500 g di tonno fresco
100 g di fagiolini freschi
un lime
5-6 olive nere
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
sale e pepe

Fate bollire i fagiolini in acqua salata, scolate e fate raffreddare. Tagliate la scorza del lime a fettine sottilissime, avendo cura di tralasciare la pellicina bianca. Tenetele da parte. Preparate un'emulsione con il lime spremuto, 3 cucchiai di olio, il sale e il pepe. Tagliate le olive in pezzettini e fatele arrostire in mezzo cucchiaio di olio per circa 10 minuti. Scottate il tonno in una pirofila antiaderente, senza grassi, da entrambi i lati. Fate attenzione a non cuocerlo troppo, dentro dovrebbe rimanere un po' crudo. Affettate il tonno, adagiatelo sui fagiolini nel piatto, e conditelo con l'emulsione. Completate con le scorzette di lime e le olive arrostite.


domenica 20 maggio 2007

l'Emozione

La profonda incisione - ciò che sognammo, metà nell'ignoranza, metà nell'assoluto, qui. (G. Ritsos, Corpo nudo)



Atto primo. Sabato, 19 maggio, ore 12.30. L'appuntamento. E' stata l'attesa del dì di festa, il mio sabato del villaggio. E' stato rimandato il dentista, è stato abbandonato il lavoro per qualche ora. E in una giornata in cui il sole scaldava l'asfalto e la brezza lo rinfrescava siamo volati verso via Magenta 18, San Pietro all'Olmo, Cornaredo, periferia di Milano. I campi di papaveri, le margherite, i cipressi. Sì, perchè per coloro che non sono di qua, una precisazione è d'obbligo. Milano finisce all'improvviso, e all'improvviso appaiono i campi. In fondo a via Ripamonti, periferia sud, di qua della strada i palazzoni alti, al di là i campi di grano. Dietro Linate, periferia est, la campagna riprende dolcemente la vita. E così verso Cornaredo, periferia ovest. A due passi dalla fiera di Fuksas, sembra di entrare in una dimensione quasi di "una volta". Dove siamo andati? Al D'O. Da Davide Oldani. Ora, non so dire se inconsciamente fosse un desiderio agguerrito, ma nelle notti precedenti questo sabato ho sognato il D'O e il suo cuoco un paio di volte... :-) e così le aspettative si erano sicuramente agghindate di mistero, di gioco, di sorrisi. Certo, mi faceva molto piacere andarci... ma due sogni addirittura!

Atto secondo. L'arrivo. La visione. Come nel sogno di cui sopra, lui era lì, bellissimo nella sua casacca bianca immacolata, davanti alla porta di "casa sua". L'emozione mi ha colta. Eravamo finalmente, dopo mesi e mesi, a destinazione. Buongiorno - aria sbarazzina, da bimbetto curioso e attento -, avete prenotato? (che domande... se uno potesse passare di lì ed entrare al D'O senza prenotare che D'O sarebbe?) Ci ha fatto accomodare. Ha visto il suo libro spuntare dalla borsa... Avete comprato il libro? - occhi sorpresi come se realizzasse inaspettatamente che qualcuno potesse aver comprato il suo libro... - e l'avete anche letto? (beh... in poche ore, a dire il vero, ma lui non può sapere che intimamente lo ammiriamo parecchio). E' la prima volta che venite? (eh...). Spero non rimaniate delusi (come potremmo... son già talmente ben disposta). Arriva il menu, non faccio quasi in tempo a buttarci l'occhio, che riappare. Oramai sedotta, mi esce un Faccia lei... Timidamente dice "la cipolla la dovete assaggiare... (assolutamente!!) e poi un risotto e dei ravioli, un maiale e una capasanta... OK! andata!! Non ho capito cosa mangerò, ma so per certo che sarà buonissimo.
Atto terzo. Inizia la ruota, la battuta, gli opposti, il ritmo. Ricordate il libro? Cuoco andata e ritorno. Già, l'andata e il ritorno, il mondo intero e San Pietro all'Olmo, l'antitesi assoluta, la contraddizione perfetta. La poesia del caldo e del freddo, l'amore del sale e dello zucchero, la morbidezza e la croccantezza, la carne e il pesce insieme, il tempo compatto di piatti che si susseguono instancabili e quello rilassato delle chiacchiere dopo il caffé. Quasi a ricordare Sant'Agostino, la fluidità del tempo in un susseguirsi tra passato, presente e futuro. In un tutto di armonia, di semplicità. Ecco, questo è il D'O. Non so davvero ricordare con precisione ciò che abbiamo mangiato, emozionata, ma quello che è rimasto sono delle sensazioni. Quella della nostra prima volta, la cipolla caramellata, di pasta sfoglia rivestita, morbida, fragrante, profumata con le cremine al parmigiano, calda e fredda, liquida sotto, più compatta sopra. Quella del sorbetto di basilico annegato in una colata di crema di ricotta, fresco, estivo, mediterraneo. Quella della mousse al cioccolato bianco, levigata e sobriamente dolce, con l'acidulo coulis di frutto della passione, bello, giallo, solare. E poi il daikon nei ravioli, e la sfoglia di barbabietola che mai avrei pensato mi piacesse, sottile, viola e croccantissima a dar colore alle capesante, il risotto superbo nel suo piatto davvero fondo, con candide seppie e delle perle di tapioca, caviale vegetale.
Tutto questo è stato, un paio d'ore di passione.

Il sipario si chiude. E volevamo prenotare per il mio compleanno, novembre. Ma, ma, s'ha da fare solo dopo il primo di giugno, con il nuovo quaderno delle prenotazioni che partirà da settembre.

(Mi voglia perdonare Davide Oldani per aver rubato tre foto dei suoi piatti...)

D'O
Via Magenta 18
San Pietro all'Olmo, Cornaredo (MI)
02/9362209
menu degustazione 32 euro
prezzo medio 50 euro vini compresi

martedì 15 maggio 2007

l'errore del budino di cioccolato e zenzero



Questa ricetta nasce da un errore. In verità quello che volevo ottenere era una mousse.. solo che nel fare cento cose assieme, ho usato la panna (l'unica che avevo in casa) insieme al latte, invece di separarle, come diceva la ricetta, e così di mousse non se n'è parlato proprio! Oramai avevo assemblato gli ingredienti, e cosa potevo fare? Ho mischiato tutto, messo nello stampino lo stesso, in frigo non s'è rappreso con la densità delle mousse chiaramente, ma è rimasta comunque una crema soft, tipo quei budini che si vendono al supermercato nel banco frigo... e, fresco com'era, è andato giù benissimo contrastando la calura di domenica! Quindi, non è che vi possa dare una ricetta precisa, ma solo la mia ricetta "sbagliata"!!!

50 g di cioccolato fondente
un cucchiaino di zenzero grattugiato
100 ml di panna
50 ml di latte
30 g di zucchero
fragole

Mettete insieme la panna e il latte e lo zucchero (ecco l'errore!) e montatele comunque con lo sbattitore elettrico, finché si gonfieranno un po'. Fate fondere a bagnomaria il cioccolato e lo zenzero. Lasciate intiepidire. Aggiungeteci il composto di panna e mescolate bene. Versate in bicchieri o coppette, lasciate raffreddare in frigo e servite con le fragole a pezzetti.

lunedì 14 maggio 2007

arrosto di maiale con salsa di rabarbaro

La scoperta del rabarbaro*. Non so nel resto d'Italia, ma questa radice a Milano non si trova molto facilmente. In piazza Tricolore c'è però un verduriere di "prestigio", quelli che a Milano chiamiamo i gioiellieri. Certo, è caro, ma serve anche dire che certe verdure, certe erbette, certi frutti particolari e inusuali lui li ha. Per cui, ode al rabarbaro! Impiegato quasi sempre in abbinamento con le fragole o i lamponi, ho voluto invece provarlo sotto forma di composta con il maiale. Era buono. Rilascia un sapore un po' asprigno, ma cotto tipo agrodolce, col maiale ci stava bene.

g 500 lonza di maiale
un mazzetto aromatico (salvia, rosmarino, timo)
olio extravergine d’oliva sale e pepe

Per la salsa:
200 g di rabarbaro
mezzo bicchiere di vino rosso
20 cl di aceto
40 g di zucchero

Strofinate la lonza con sale e pepe, mettetela in una pirofila insieme con il mazzetto aromatico, conditela con un filo d’olio e infornatela a 200°, per 50 minuti circa. Intanto preparate la salsa: spellate le coste di rabarbaro privandole delle fibre, tagliatele a tocchetti e cuocetele in una casseruola con g 150 d’acqua, il vino, l’aceto e lo zucchero, finché il liquido si sarà ridotto a una salsina sciropposa. Affettate la lonza tiepida, sistematela nel piatto e servitela con la salsa di rabarbaro.

*Per essere certi della sua freschezza dovete spezzare i gambi e vedere se esce una goccia di succo. Se il rabarbaro è troppo maturo, la sua acidità diventa troppo forte. Si conserva bene anche in freezer tagliato a tocchetti dopo avere ben lavato e asciugato i suoi gambi.

giovedì 10 maggio 2007

da abele

La casa era giusto al confine tra il vento e la sete, un posto abitato da fate e da poche altre forme di vita ugualmente concrete, vicino all'incrocio di un paio di strade sterrate, che senza motivo apparente si incontrano e poi, disperate, ripartono, tristi, così come sono arrivate .. qualcuno che fermo all'incrocio pensò "aspettiamo che arrivi l'estate" (Daniele Silvestri)
In un posto alquanto improbabile, ficcata in una viettina che parte da via dei Transiti, tra viale Padova e viale Monza, dei nostri amici qualche tempo fa ci hanno suggerito questa trattoria. Da Abele. Entusiasti ci siamo tornati e ci ritorneremo. Non posso definirla una vera cucina milanese, non credo nemmeno si picchi per esserlo, ma è senz'altro una cucina tradizionale, che spesso diventa anticonformista e a volte insolita. Insomma, spesso ci si trovano ingredienti non così comuni, tipo il luppolo dell'altra sera!
Il menu non ha una scelta vastissima, ma in questo sono d'accordo e preferisco decisamente meno alternative, purché decise. E' molto conosciuta per i risotti che, devo dire, sono eccellenti. L'altra volta avevo assaggiato il risotto con fragole e brie ed era molto delicato. Le fragole lasciavano un buon gusto senza invadere la mantecatura del brie, e viceversa.

L'altra sera invece abbiamo mangiato la quiche di luppolo e ricotta di capra e un'insalatina di fave, pecorino e cicorino come antipasto, abbiamo saltato il primo, prediligendo dei totanetti al profumo di arancia e del baccalà mantecato con olive e capperi su un fondo di indivia e, come dolce, una trifle di cioccolato e fragole e un'ile flottante. Ora, la quiche era buona, senza avere un sapore forte di panna o uova, e aveva nel mezzo questi germogli di luppolo che, davvero, non avevo mai assaggiato! I totanetti super, morbidi, con un ripieno profumatissimo di zest di arancia e il baccalà (che ho solo assaggiato) molto dignitoso (per una veneta come me, che lo ama cotto in modo diverso).
Appunto sul dolce: la trifle di cioccolato e fragole l'ho presa per non ripetermi (nel menu c'era anche una tatin di pere che avrei senz'altro prediletto... ma sempre la tatin?? ok che è il mio dolce preferito, però... ), ed era buona, ma non eccelsa. Ossia, la coppetta di plastica non mi ha convinta, e ok che siamo in trattoria, ma lì davvero è tutto molto curato, seppur distrattamente: la boiserie di una volta è stata pittata di verde smeraldo, ci sono quadretti e foto alle pareti che spaziano dall'antica Milano al quadro moderno, e il soffitto è tutto viola! I piatti di portata poi prevedono spesso delle cocottine arancioni, cenno diverso dal solito piatto. E quella coppetta di plastica... mmhh... la mousse di cioccolato poi era buona sì, fatta in casa sì, però.. banale, ecco. L'ile flottante invece era superbe!

Altri piatti nel menu l'altra sera erano, tra i primi, un risotto con le fragole e brie, un risotto con il cervo e i funghi, dei canestrelli di zucchine e curry. Come secondi lo stinco di vitello con zenzero e agrumi, un bianco di pollo farcito con feta e salsa di miele e fra i dolci dei brownies e la tatin di pere... che sarà per la prossima volta. Buona scelta di vini, di varie regioni.
Prezzo medio in linea con Milano, sui 30 euro.

Da Abele
Via Temperanza, 5
20127 - Milano
02 2613855 • 02 2619087

mercoledì 9 maggio 2007

variante della cheesecake: con le fragole



Poi basta dolci per un po'... lo so, siamo alle solite, un dolce mi viene facile da preparare. Un arrosto un po' meno! Questa volta niente ricetta, ve la potete leggere qui, ma solo una foto e una variante. La copertura di fragole. Era la prima volta che mi veniva una torta così liscia, senza gobbe, precisa insomma. Rinetta era con me, l'abbiamo fotografata insieme, lei mi faceva i dispetti perché ci voleva mettere i giochini dei miei cuginetti e io li spostavo... l'erba è una sua idea, l'ho apprezzata molto. Era sabato sera, ci siamo ritrovati tra ex compagni del liceo. Una goduria!
Per la copertura fate un coulis di fragole, con 5 belle fragole, il succo di mezzo limone (facoltativo, dipende dall'acidità), 30 g di zucchero. Frullate tutto, e passatelo al setaccio, così da eliminarne i semini. Versatelo delicatamente sulla torta e mettete in frigo.

martedì 8 maggio 2007

sformatini al limone

Avevo voglia di giallo! Nel blog non c'è mai stato un post giallo. E i colori sono assolutamenti importanti. A Positano qualche anno fa avevo preso i classici piatti ovali decorati a mano, tutti diversi e colorati. Quando la sera cucinavo per me sola, non so come, sentivo il desiderio di un colore particolare per sera. Era la sensazione, di una sera con l'azzurro, un'altra col giallo, un'altra con il verde.. Cosa vorrà dire ciò?

per 6 sformatini
100 g di panna fresca
50 g di burro
40 g di zucchero
6 fette di pancarré
3 tuorli
1 uovo
2 limoni
zucchero a velo
burro e zucchero di canna per gli stampi

Ammollate il pancarré in una miscela di panna e latte, unite l'uovo, i tuorli, il burro, fuso, la scorza grattugiata dei limoni e lo zucchero. Distribuite il composto in 6 stampini imburrati e inzuccherati, poi infornate a 190° per 25 minuti circa. Sformateli, spolverizzateli di zucchero a velo e serviteli subito.